È stato approvato in via definitiva lo scorso 8 luglio dall’Aula del Senato, ed è ora atteso sulla Gazzetta ufficiale per l’entrata in vigore, il disegno di legge che riunisce cinque proposte di maggioranza e opposizione, prima firmataria Debora Serracchiani del Pd, con disposizioni sulla conservazione del posto di lavoro e sui permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti o croniche, anche rare.
Il testo di Serracchiani era stato presentato alla Camera a ottobre del 2022, ad aprile del 2023 era cominciato l’esame e la commissione Lavoro (sede referente) aveva proceduto ad abbinarvi le altre proposte di legge sul medesimo tema. Il via libera di Montecitorio è arrivato due anni dopo, a marzo del 2025, il passaggio al Senato è stato invece rapido e senza modifiche.
Stabilisce che i dipendenti pubblici o privati affetti da queste malattie, che comportino un grado di invalidità di almeno il 74%, possono richiedere un periodo di congedo fino a ventiquattro mesi, durante il quale conservano il posto di lavoro senza diritto alla retribuzione. Vengono concesse ulteriori dieci ore annue di permesso, con riconoscimento di un’indennità (determinata secondo le regole previste dalla normativa in materia di malattia) nei periodi utilizzati per visite ed esami medici.
Decorso il periodo di congedo, il lavoratore dipendente, per lo svolgimento della propria attività lavorativa, ha diritto ad accedere prioritariamente, se la prestazione lavorativa lo consenta, alla modalità di lavoro agile. Il lavoratore autonomo che collabora stabilmente con un’azienda o un cliente ha diritto alla sospensione della propria attività per non più di 300 giorni nell’arco di un anno.
Infine, il provvedimento istituisce presso il ministero dell’Università un fondo da 2 milioni di euro all’anno dal 2026 per il conferimento di premi di laurea intitolati alla memoria di pazienti che sono stati affetti da malattie oncologiche, destinati a studenti meritevoli laureati in medicina e chirurgia, scienze biologiche, biotecnologie, farmacia, chimica e tecnologie farmaceutiche o nelle professioni sanitarie.
Non si tratta della prima proposta di legge con iniziative di supporto ai malati oncologici che vede la luce durante questa legislatura: a dicembre del 2023, l’Aula del Senato ha approvato definitivamente la legge sul diritto all’oblio oncologico, che è stata pubblicata poi sulla Gazzetta ufficiale del 18 dicembre successivo ed è entrata in vigore il 2 gennaio 2024. Il testo introduce il “diritto all’oblio oncologico” ovvero il diritto delle persone guarite da una patologia oncologica a non fornire informazioni né subire indagini in merito alla propria pregressa condizione patologica, in caso di stipula o rinnovo di contratti relativi a servizi bancari, finanziari, di investimento e assicurativi e nell’ambito ogni altro tipo di contratto. Vietata la richiesta delle stesse informazioni ai fini dell’accesso alle procedure concorsuali e selettive, pubbliche e private, quando sia previsto l’accertamento di requisiti psico-fisici o relativi allo stato di salute dei candidati. Anche in questo caso, il testo ha trovato il favore di maggioranza e opposizione ed è stato approvato all’unanimità.
I commenti
Tiepida l’accoglienza della legge sulla conservazione del posto di lavoro per i malati oncologici, cronici e rari, da parte delle principali associazioni di settore.
Secondo la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO): “Si va nella direzione giusta, ma permangono delle lacune che avremmo voluto vedere colmate da questa legge: dal divieto di lavoro notturno per i pazienti oncologici all’obbligo per i datori di lavoro di comunicare in anticipo la scadenza del comporto (ovvero dei permessi retribuiti), dal quale avremmo voluto che rimanessero fuori le assenze per terapie salvavita”, ha commentato Elisabetta Iannelli, segretario generale. “Ci auguriamo che in futuro si intervenga per colmare queste lacune e restituire dignità e protezione a chi affronta una malattia grave”.
UNIAMO – Federazione Italiana Malattie Rare, che riunisce circa 200 associazioni di pazienti affetti da malattie rare, ha evidenziato che “non sono previste forme adeguate di assistenza né agevolazioni fiscali o contributive che potrebbero, almeno in parte, compensare la perdita economica causata dalla patologia rara, sia a favore del paziente che per il caregiver prestatore di assistenza”.
Soddisfatta Annamaria Mancuso, coordinatrice del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, a cui aderiscono 46 associazioni di pazienti tra cui l’AIL – associazione italiana leucemie e linfomi – e l’Andos, che rappresenta le donne operate al seno: “Siamo contenti per tutti coloro che potranno avere una maggiore serenità almeno per ciò che riguarda la stabilità professionale ed economica, in modo da contenere gli effetti della tossicità finanziaria dovuta alla perdita di produttività legata alle conseguenze della malattia”.


