STRUMENTI
PER
DECIDERE

Approfondimenti

La crisi di Hormuz e le misure italiane contro il caro energia

5 Giugno 2026

scritto da Redazione

Il protrarsi della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran sta provocando una delle più gravi crisi energetiche degli ultimi decenni. La chiusura da ormai quasi 100 giorni dello Stretto di Hormuz – snodo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio consumato a livello globale – sta bloccando una quota cruciale delle forniture mondiali di greggio e destabilizzando i mercati energetici internazionali. La congiuntura internazionale e l’incertezza sul futuro del mercato del petrolio hanno spinto il governo Italiano a valutare un piano di risparmio energetico per i prossimi mesi, che però non ha ancora trovato alcuna concretezza. Tra le ipotesi figurano la riduzione dell’utilizzo dei mezzi privati, attraverso un maggiore incentivo al trasporto pubblico, e la promozione del lavoro da remoto, con l’obiettivo di limitare gli spostamenti e ridurre i consumi energetici negli uffici. Parallelamente, però, l’esecutivo continua ha scelto di adottare la misura del taglio delle accise, recentemente rinnovata, con l’intento di offrire un sostegno temporaneo a famiglie e imprese, attenuando l’impatto dei rincari energetici. 

Va sottolineato che la crisi in corso non è il risultato di una semplice dinamica speculativa sui mercati finanziari, ma deriva da un problema concreto di disponibilità dell’offerta. Nel giro di pochi giorni, il mercato globale si è ritrovato con una quantità di petrolio significativamente inferiore rispetto alla domanda. Prima dell’escalation del conflitto, attraverso lo Stretto di Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, oggi quel flusso risulta fortemente compromesso. Le rotte alternative non sono sufficienti a compensare il deficit, anche l’oleodotto Est-Ovest, che collega il Golfo Persico al Mar Rosso attraversando l’Arabia Saudita – colpito da un attacco iraniano l’8 aprile – non riesce a sopperire alla scarsità di greggio. Di conseguenza, il mercato petrolifero globale si trova quotidianamente ad affrontare una carenza stimata intorno ai 15 milioni di barili al giorno.

Per affrontare questa crisi, l’International Energy Agency ha pubblicato linee guida rivolte ai governi e ai cittadini, indicando le misure più efficaci per contenere i consumi energetici e attenuare l’impatto dei rincari. Sotto questo aspetto il governo guidato da Giorgia Meloni, come già detto, non ha ancora preso alcuna decisione, mentre va rilevato che il taglio delle accise riduce artificialmente il costo dei carburanti e finisce per incentivare i consumi immediati, proprio mentre il mercato segnala una crescente scarsità di petrolio.

Accanto alle politiche nazionali, la gestione della crisi energetica si è sviluppata anche attraverso interventi coordinati a livello internazionale volti a garantire la stabilità dei mercati e la sicurezza degli approvvigionamenti. In questo contesto, il 12 marzo scorso l’Italia ha partecipato al rilascio coordinato di una quota delle proprie riserve petrolifere di emergenza, nell’ambito dell’accordo raggiunto tra i Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) per contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici internazionali.

Per il nostro Paese il quantitativo rilasciato è stato pari a 9 milioni e 966mila barili – pari a circa 1 milione e 605mila tonnellate di petrolio equivalente (tep) -, circa il 2,5% del totale messo complessivamente a disposizione degli Stati aderenti all’AIE per fronteggiare l’emergenza petrolifera, e al 13,5% delle scorte di sicurezza nazionali. Al momento del rilascio, le scorte petrolifere strategiche italiane ammontavano complessivamente a 11.903.843 tep, una quantità equivalente a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa europea. Nonostante il consistente rilascio concordato a livello internazionale, la situazione delle riserve italiane è rimasta compatibile con il mantenimento degli obblighi europei e con adeguati livelli di sicurezza negli approvvigionamenti energetici del Paese.

I decreti accise 

La prima riduzione delle accise introdotta per fronteggiare la crisi energetica è entrata in vigore il 18 marzo e avrebbe dovuto concludersi l’8 aprile. Secondo le stime del governo, i primi venti giorni di sconto sono costati 417,4 milioni di euro nel 2026, 15,5 milioni per il 2027 e 6,1 milioni previsti nel 2028. Il primo decreto carburanti – convertito in legge con l’approvazione definitiva della Camera e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale – ha previsto un taglio delle accise su benzina e gasolio pari a 24,4 centesimi al litro (Iva inclusa) dal 19 marzo al 7 aprile.

Oltre alla riduzione temporanea delle imposte sui carburanti, il decreto ha introdotto anche un credito d’imposta per le imprese dell’autotrasporto commisurato ai maggiori costi sostenuti per il gasolio nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio, con uno stanziamento massimo di 100 milioni di euro per il 2026. Per il comparto della pesca, invece, è stato introdotto un credito d’imposta del 20% sulle spese per il carburante sostenute negli stessi mesi, con un limite di 10 milioni di euro. 

Il rinnovo dello sconto attraverso il secondo decreto carburanti – confluito tramite emendamento nel decreto legge fiscale approvato definitivamente dalla Camera e in pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 maggio 2026 – ha prorogato il taglio delle accise dall’8 aprile al primo maggio, con un costo stimato di ulteriori 500 milioni di euro, come dichiarato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. 

Il decreto carburanti-ter, licenziato dal Consiglio dei ministri del 30 aprile, prevedeva la proroga del taglio delle accise fino al 10 maggio e, tra le altre misure, l’equiparazione fiscale tra il gasolio tradizionale e i carburanti paraffinici HVO e biodiesel. 

In attesa di decidere se emanare un nuovo provvedimento d’urgenza, il 12 maggio è stato adottato un decreto interministeriale ministero dell’Economia-MIMIT che ha prorogato gli sconti sui carburanti fino al 22 maggio 2026, mantenendo invariate le aliquote per benzina, gasolio, GPL e gas naturale. A differenza del carburanti-ter, però, il decreto interministeriale non conteneva le norme relative all’equiparazione fiscale dei carburanti alternativi

L’ultimo decreto legge sul tema, il carburanti-quater, approvato dal Consiglio dei ministri del 22 maggio scorso e assegnato il 26 maggio alla commissione Finanze del Senato per l’esame in prima lettura, è confluito nel percorso di conversione del decreto carburanti-ter. L’accorpamento è avvenuto attraverso un emendamento del governo, con l’obiettivo di riunire in un unico iter parlamentare le misure adottate per fronteggiare il caro carburanti. Il testo:

  • ridetermina, per il periodo dal 23 maggio al 6 giugno 2026, le aliquote di accisa applicabili a benzina, gasolio, GPL e gas naturale impiegati come carburanti, e ai carburanti HVO (biocarburanti diesel di origine rinnovabile) e al biodiesel, confermando le riduzioni già introdotte nei precedenti interventi, ovvero circa 5 centesimi di euro al litro per la benzina e 10 centesimi di euro al litro per il gasolio;
  • proroga a tutto il mese di giugno 2026 il credito d’imposta riconosciuto alle imprese di autotrasporto per i maggiori costi sostenuti per l’acquisto di carburante nel periodo marzo-giugno 2026, nel limite complessivo di spesa di 300 milioni di euro;
  • introduce un credito d’imposta pari fino al 30% della spesa sostenuta per l’acquisto di fertilizzanti agricoli nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, nel limite massimo di 40 milioni di euro;
  • amplia l’agevolazione per l’acquisto di gasolio destinato all’impiego agricolo, incrementando la dotazione finanziaria complessiva a 90 milioni di euro, comprensivi dei 30 milioni già previsti dai precedenti decreti. 

Le richieste delle aziende 

L’ulteriore impennata dei prezzi dei carburanti e dell’energia registrata negli ultimi mesi ha avuto effetti rilevanti sul sistema produttivo italiano, incidendo direttamente sui costi di produzione, trasporto e approvvigionamento delle imprese. Si tratta della seconda grave crisi energetica degli ultimi anni, dopo quella innescata nel 2022 dallo scoppio della guerra tra la Russia e l’Ucraina, che aveva già determinato forti tensioni sui mercati energetici e un significativo aumento dei costi per famiglie e imprese.

Uno dei comparti maggiormente colpiti è quello dell’autotrasporto, fortemente dipendente dal costo del carburante. Le associazioni rappresentative del settore hanno evidenziato come l’incremento del prezzo del gasolio abbia inciso in maniera significativa sui margini operativi delle imprese, soprattutto per le piccole e medie aziende di trasporto. In questo contesto, le richieste avanzate al governo, anche durante le audizioni parlamentari della associazioni di categoria che si sono svolte al Senato, hanno riguardato principalmente l’introduzione o il rafforzamento di crediti d’imposta sul gasolio professionale, l’aumento dei rimborsi delle accise e la riduzione temporanea della pressione fiscale sui carburanti. 

Le imprese del settore hanno inoltre richiesto misure straordinarie di sostegno alla liquidità, come moratorie sui finanziamenti, sospensioni fiscali e contributive e accesso agevolato al credito garantito dallo Stato. Nei momenti di maggiore tensione, alcune organizzazioni di categoria hanno anche minacciato il fermo dei servizi di trasporto, sottolineando il rischio di paralisi delle filiere logistiche e distributive.

Anche le imprese energivore – in particolare quelle appartenenti ai settori siderurgico, metallurgico, chimico, cartario, ceramico e del vetro – hanno avanzato richieste articolate per fronteggiare l’aumento dei costi energetici. In questi comparti, caratterizzati da elevati consumi di energia elettrica e gas naturale, il rincaro delle bollette ha inciso direttamente sulla sostenibilità economica delle attività produttive e sulla competitività internazionale delle aziende italiane. Le principali richieste hanno riguardato il rafforzamento dei crediti d’imposta per l’acquisto di energia elettrica e gas, la riduzione degli oneri generali di sistema e l’introduzione di strumenti europei di contenimento dei prezzi del gas. Numerose associazioni industriali hanno inoltre sostenuto la necessità di intervenire sul funzionamento del mercato energetico europeo, chiedendo il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica e l’introduzione di un tetto europeo al prezzo del gas.

Parallelamente, le imprese hanno chiesto interventi finalizzati a sostenere gli investimenti in autoproduzione energetica ed efficientamento, ritenuti essenziali per ridurre nel medio periodo la dipendenza dalle fonti fossili e la vulnerabilità rispetto alla volatilità dei mercati energetici. 

Anche il settore agricolo e quello della pesca hanno manifestato forti criticità legate al caro carburanti. Le organizzazioni agricole hanno evidenziato l’aumento dei costi per il funzionamento dei macchinari, per il riscaldamento delle serre e per l’irrigazione, chiedendo agevolazioni sul gasolio agricolo, contributi a fondo perduto e crediti d’imposta per l’acquisto di energia e fertilizzanti. Analogamente, le imprese della pesca hanno denunciato l’insostenibilità economica dell’attività a causa del costo del carburante nautico, chiedendo bonus specifici sul gasolio e misure compensative per le giornate di fermo.

Un’agevolazione poco efficace

Il taglio delle accise, il cui utilizzo – secondo le raccomandazioni dell’International Energy Agency – dovrebbe invece essere disincentivato per preservare la disponibilità per gli usi domestici, si è rivelato relativamente efficace nel contenere il prezzo della benzina, che ha registrato rincari più limitati: il 20 aprile il prezzo medio era pari a 1,94 euro al litro, circa 29 centesimi in più rispetto agli 1,65 euro registrati il 23 febbraio, ultima rilevazione disponibile prima dell’attacco all’Iran. Diversa è invece la situazione del gasolio, che ha subito rincari ben più marcati. Nonostante lo sconto di 20 centesimi applicato tramite le accise, oggi un litro di diesel costa in media 2,09 euro, contro gli 1,70 euro del 23 febbraio, il prezzo è aumentato di quasi 40 centesimi al litro: un incremento troppo elevato perché il taglio fiscale possa compensarlo in modo efficace.

La riduzione del prezzo dei carburanti ha avuto senza dubbio un effetto rassicurante sull’opinione pubblica e ha garantito un sollievo temporaneo a chi dipende dall’auto privata, ad esempio per raggiungere il posto di lavoro. Mantenere i prezzi artificialmente vicini ai livelli precedenti alla crisi potrebbe aver prodotto anche un effetto collaterale: attenuare la percezione della gravità della situazione energetica.



Podcast

Bussola Politica

Bussola politica è il podcast dedicato ai meccanismi del nostro sistema politico, ai suoi
attori e luoghi di riferimento, un appuntamento settimanale con cui orientarsi tra le
decisioni che, dai Palazzi italiani ed europei, influenzano la nostra vita quotidiana.

Newsletter

La giornata in breve | un concentrato di attualità

La giornata in breve
un concentrato
di attualità

Rimani sempre aggiornato: le principali notizie della giornata politica ed economica, ogni giorno alle 19 sulla tua email. Iscriviti o accedi alla newsletter.