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ddl zone montane: cosa prevede per ripopolare i Comuni

6 Agosto 2025

scritto da Redazione

L’Aula della Camera l’8 luglio scorso ha approvato in seconda lettura il disegno di legge per la promozione delle zone montane, di iniziativa del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Il testo era già stato approvato dal Senato, ma, avendo subito modifiche durante il secondo passaggio parlamentare a Montecitorio, deve tornare nuovamente a Palazzo Madama per la terza e ultima lettura. L’iter del disegno di legge è iniziato il primo marzo del 2024 con la trasmissione al Senato, dopo che il 15 febbraio era stato approvato dal Consiglio dei ministri: una tempistica di approvazione che, pur mancando ancora il passaggio decisivo, risulta finora sostanzialmente in linea con i tempi medi previsti per questo tipo di provvedimenti.

Secondo i dati Istat, al 31 dicembre 2023 in Italia ci sono 2.487 Comuni di montagna, pari al 31,5% dei 7.900 Comuni italiani totali. Leggermente discostanti i dati Uncem (Unione nazionale Comuni ed enti montanti) secondo i quali il  territorio montano – tra Comuni totalmente (3.524) e parzialmente (652) montani – comprende 4.176 città, pari al 49% del territorio nazionale. La discrepanza è dovuta a differenti criteri di classificazione, più stringenti e basati su indicatori esclusivamente legati all’altitudine quelli dell’Istat, più dinamici e inclusivi quelli adottati da Uncem.

Ancora, secondo l’Istituto di statistica, la superficie occupata dalle zone montane è di circa 106mila chilometri quadrati, che corrispondono al 35,2% del territorio nazionale. Le persone residenti in montagna sono più di 7 milioni, pari al 12,1% della popolazione italiana complessiva, con una densità abitativa media di 57 abitanti per km2 (a fronte di una media nazionale di circa 196) con valori che variano da 36 (Isole) a 64 (Nord-ovest). Le Regioni a prevalente superficie montana sono la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige (100%), seguono la Liguria e l’Abruzzo con il 65,1% e il Molise (55,3%).

Sarà proprio sulla base dei dati Istat, secondo quanto stabilito dal provvedimento, che ogni anno saranno ridefiniti i criteri per individuare i comuni montani. Un specifico decreto definirà, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, le linee guida per selezionare i Comuni destinatari delle misure di sostegno.

L’obiettivo principale del ddl – si legge nelle premesse del testo – è contrastare lo spopolamento delle aree montane, favorendo il reinsediamento abitativo e sostenendo le attività produttive. A questo proposito viene istituito un fondo da circa 100 milioni di euro all’anno a partire dal 2025 che copre le spese per: un contributo per la natalità (da determinare con decreto del ministro per la Famiglia); un credito d’imposta per sostenere i mutui per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa nei Comuni montani al di sotto dei 2mila abitanti destinato ai giovani under 40; misure per agevolare lo smart workingagevolazioni fiscali per le piccole e micro imprese che operano nelle aree montane i cui titolari abbiano massimo quarant’anni; incentivi per le attività agricole; finanziamenti per assicurare il servizio scolastico e la sanità.

Inoltre, per chi si trasferisce, i redditi da lavoro vengono tassati al 15% fino a 28mila euro, e al 20% fino a 55mila, a condizione che chi ne usufruisce si impegni a restare nel territorio per 5 anni.

È prevista anche una riduzione fino al 75% dell’addizionale comunale Irpef, agevolazioni anche sulle seconde case e, per chi acquista immobili abbandonati in Comuni con meno di 5mila abitanti, le imposte di registrazione, ipotecaria e catastale saranno fisse a 200 euro ciascuna.

Il testo non ha fatto registrare particolari dissidi interni alla maggioranza, la Lega (il partito del ministro Calderoli) ha rivendicato la sua approvazione in seconda lettura come un importante traguardo politico. Tra le opposizioni, il Partito democratico, che al Senato si era astenuto nella speranza di ottenere sostanziali modifiche al provvedimento, alla Camera ha votato contro. Pur condividendo le finalità del provvedimento, infatti, i parlamentari dem sostengono che il ddl non abbia le risorse finanziarie necessarie per attuare le sue proposte. Condividono l’idea che manchi una visione strategica e le risorse finanziarie adeguate anche gli altri partiti di opposizione: Movimento 5 stelle, Azione, Italia Viva e Alleanza verdi e sinistra, quest’ultimo sottolineando anche l’assenza di piani di adattamento climatico.

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