Con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto l’Aula di Montecitorio ha approvato oggi, 24 aprile, in via definitiva, il decreto legge sicurezza (il secondo con questo nome varato dal governo Meloni) dopo una seduta fiume durate ininterrottamente da mercoledì 22 aprile, con 120 interventi totali da parte dei deputati. Così le opposizioni speravano di affossare il testo, che “scade” il 25 aprile, quindi deve necessariamente essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale in edicola domani mattina.
Si tratta dell’ultima tappa di un percorso iniziato il 5 febbraio con il via libera del Consiglio dei ministri, la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 24 febbraio e l’entrata in vigore il giorno successivo. Dopo il primo disco verde del Senato, avvenuto il 17 aprile scorso con qualche modifica rispetto al testo originale approvata dall’Aula, il governo ha scelto a Montecitorio di porre la questione di fiducia (che esclude la possibilità di presentare emendamenti), blindando così il testo.
Il provvedimento si inserisce in una strategia più ampia dell’esecutivo, che ha sempre dichiarato di dare molta importanza al tema della sicurezza. Sono molti, infatti, i provvedimenti sul tema approvati durante questa Legislatura.
Una priorità per il governo
Il primo è stato il decreto anti-rave, approvato dal Consiglio dei ministri il 31 ottobre del 2022, quindi a pochi giorni dall’insediamento del governo. Ha introdotto nuove disposizioni contro l’organizzazione non autorizzata di raduni musicali e dalla sua entrata in vigore all’inizio del 2023 la norma è stata applicata in un numero limitato di casi.
A marzo del 2023 è stato approvato il cosiddetto decreto Cutro, adottato dopo il grave naufragio al largo delle coste calabresi, costato la vita a 94 migranti (fra questi, 34 erano bambini). Prevede, tra le altre cose, l’inasprimento delle pene per i trafficanti di esseri umani, misure di contrasto all’immigrazione irregolare e interventi sulla gestione dei flussi migratori. In seguito, il governo è intervenuto nuovamente sul tema con ulteriori misure, tra cui quelle relative al Protocollo Italia-Albania (firmato nel novembre 2023), che ha istituito dei centri sotto giurisdizione italiana in territorio albanese (Shengjin e Gjader) per gestire le procedure d’asilo e i rimpatri.
Il decreto Caivano viene approvato dal governo a settembre dello stesso anno dopo un episodio di violenza che ha coinvolto minorenni nella città metropolitana di Napoli. Contiene disposizioni per contrastare la criminalità giovanile e rafforzare gli strumenti di intervento nei contesti considerati più a rischio.
Ad aprile del 2025 vede la luce il primo decreto sicurezza, che rappresenta uno dei principali interventi organici in materia di questa Legislatura. Il provvedimento ha introdotto nuovi reati e modificato alcune fattispecie esistenti, con particolare attenzione ai temi dell’ordine pubblico, del sistema carcerario e delle condotte legate alle proteste, includendo anche la disciplina della cosiddetta resistenza passiva.
Tra le iniziative legislative del governo rientra inoltre la legge entrata in vigore a gennaio del 2024 (frutto dell’approvazione di un disegno di legge di iniziativa dell’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano) contro l’imbrattamento, che ha previsto un inasprimento delle sanzioni per alcune forme di danneggiamento, comprese quelle legate ad azioni dimostrative di gruppi ambientalisti.
Eppure, la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha più volte riconosciuto pubblicamente – anche durante la Conferenza stampa di inizio anno del 9 gennaio scorso – che i risultati finora ottenuti dall’esecutivo non siano ancora soddisfacenti. “Anni di lassismo non sono facili da cancellare ma i risultati per me non sono sufficienti. Penso che questo debba essere l’anno in cui si cambia passo sulla sicurezza“, ha dichiarato alla stampa.
Il contenuti del decreto
Nel merito, il decreto interviene su diversi fronti, con un’impostazione orientata alla prevenzione e alla repressione. Una delle misure più rivendicate dalla maggioranza riguarda il contrasto alle cosiddette baby gang: prevede infatti il divieto di vendita ai minori di armi da punta o da taglio, e sono aumentate le sanzioni per la vendita e l’obbligo di verifica dell’età nelle piattaforme online. Parallelamente, vieta il porto di coltelli con lame di almeno 8 cm, e di 5 cm nei casi di lame retraibili.
Accanto a queste disposizioni, il decreto introduce novità sul piano dell’ordine pubblico. Tra queste, il fermo preventivo fino a dodici ore, che consente alle forze dell’ordine di trattenere soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi nelle ore precedenti a manifestazioni considerate a rischio. In caso di reati particolarmente gravi, un giudice potrà inoltre disporre il divieto di partecipazione ad assembramenti in luoghi pubblici. Si tratta di misure che puntano a intervenire prima che si verifichino disordini, ma che proprio per questa natura preventiva hanno sollevato interrogativi e proteste da parte delle opposizioni sul piano delle garanzie costituzionali.
Un altro punto centrale è l’ampliamento del cosiddetto “scudo penale”, cioè la tutela legale per i pubblici ufficiali che agiscono in stato di necessità. Il decreto introduce inoltre nuovi reati, come quello per chi non si ferma all’alt imposto dalle forze dell’ordine.
Parallelamente al decreto legge, lo stesso Cdm del 5 febbraio aveva approvato anche un disegno di legge sulla sicurezza, inizialmente pensato per interventi più ampi – tra cui il controverso “blocco navale” in caso di emergenze migratorie o terroristiche – ma progressivamente ridimensionato.
Con il voto della Camera, il decreto completa dunque il suo percorso parlamentare e si avvia alla promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e alla successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
I problemi con il Quirinale
Fin dalla Conferenza stampa di presentazione del provvedimento, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito che la norma sullo scudo penale non è limitata alle forze dell’ordine ma ha una portata generale. Questa precisazione risponde alle perplessità emerse durante il confronto con il Quirinale, che temeva il rischio di creare una disciplina speciale di favore per gli agenti. Il dialogo con la Presidenza della Repubblica ha inciso fin dall’inizio in modo concreto sul testo finale. Alcune misure sono state modificate, altre come l’ipotesi di imporre una cauzione agli organizzatori di manifestazioni per coprire eventuali danni – sono state del tutto eliminate dal testo originale perché ritenute ai limiti della costituzionalità. Anche il fermo preventivo ha susciato dubbi di costituzionalità da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’ambito di un confronto che, secondo ricostruzioni politiche, sarebbe stato piuttosto acceso. L’ultima tappa di questa trattativa particolarmente serrata tra governo e Presidenza della Repubblica è stata il 20 aprile scorso, con la visita al Quirinale del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Durante il primo passaggio parlamentare al Senato, è stato infatti introdotto il controverso nuovo articolo 30-bis, inserito nel testo con un emendamento firmato da esponenti di tutti e quattro i partiti di maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati), che prevedeva un incentivo di circa 615 euro per gli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari dei propri assistiti.
Contestata dal Capo dello Stato, che ha espresso dubbi sulla compatibilità di questo “premio” con i principi costituzionali e la deontologia professionale (posizione condivisa anche da diverse dislocazioni territoriali dell’Ordine degli avvocati), la norma è stata corretta con l’approvazione di un nuovo decreto legge che ha ricevuto il via libera da un Consiglio dei ministri lampo che si è riuntio nella Sala del governo di Montecitorio non appena l’Aula ha approvato il decreto. La fretta è stata dettata dalla necessità che il secondo provvedimento entrasse in vigore contestualmente alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della legge di conversione del decreto sicurezza per evitare che il provvedimento decada a causa di un ulteriore passaggio in Senato, che si sarebbe reso necessario in caso di correttivi apportati da Montecitorio (le due Camere devono votare lo stesso testo affinché questo possa terminare il suo iter parlamentare).
“Sul decreto sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma”, ha detto la premier Meloni in risposta alle domande della stampa sulla presenza di Mantovano al Colle. “Ma la norma rimane – ha garantito Meloni – perché è di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni. Non mi è chiara la ragione per cui noi, che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assite un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato“.
Il testo del nuovo decreto, che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale contestualmente al decreto che intende correggere, contiene disposizioni per i rimpatri volontari assistiti, e sarà anch’esso trasmesso al Parlamento per la conversione in legge entro due mesi. In particolare, viene modificato il provvedimento approvato oggi alla Camera eliminando la specifica che prevedeva che l’assistenza dovessere essere fornita esclusivamente da un avvocato. Inoltre, il pagamento del compenso viene ora subordinato alla conclusione del procedimento amministrativo, e non più all’effettiva partenza del migrante.
Le critiche
L’impianto del decreto ha suscitato una forte reazione da parte delle opposizioni parlamentari, che hanno denunciato un eccessivo ricorso allo strumento penale e una compressione delle libertà individuali. La protesta si è manifestata in varie forme anche nell’Aula di Montecitorio, dove gli interventi delle opposizioni sono stati molto duri. Infine, subito dopo l’approvazione della legge di conversione, i deputati di PD, M5S e AVS hanno intonato in Aula “Bella ciao”, il canto simbolo della Liberazione dal Nazifascismo, proprio alla vigilia del 25 aprile, giornata in cui si celebra questa ricorrenza che, per puro caso, coincide con la scadenza del provvedimento.
In particolare, le misure preventive – come il fermo fino a dodici ore o il divieto di partecipare ad assembramenti – sono state giudicate da più parti potenzialmente problematiche sul piano costituzionale, perché si basano su valutazioni di pericolosità che non corrispondono ancora a comportamenti penalmente rilevanti. Critiche simili sono arrivate anche da associazioni forensi e organizzazioni per i diritti civili, che hanno segnalato il rischio di un ampliamento dei poteri discrezionali delle forze dell’ordine. Più in generale, diversi osservatori hanno fatto notare come l’introduzione di nuovi reati e l’inasprimento delle pene si inseriscano in una tendenza già presente da anni, senza però intervenire in modo strutturale sulle cause dell’insicurezza.
Un altro tema su cui si concentrano le critiche riguarda l’efficacia concreta delle misure. Alcuni dei provvedimenti approvati negli ultimi anni – come il decreto anti-rave o quello su Caivano – hanno avuto un’applicazione limitata, e questo ha riaperto il dibattito sull’utilità di continuare a intervenire sul tema, soprattutto tramite il ricorso alla decretazione d’urgenza, che di fatti limita l’azione parlamentare. Secondo alcuni, più che la repressione servirebbero interventi più strutturali, come il rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine, maggiori investimenti nella prevenzione sociale e un coordinamento più stretto con gli enti locali. Senza questi elementi, il rischio è che le nuove norme producano effetti limitati.
Con la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, il decreto è destinato a entrare definitivamente in vigore, ma il confronto politico è tutt’altro che chiuso. Il decreto correttivo sui rimpatri volontari appena approvato dal governo rappresenta infatti un altro potenziale terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizione, anche in vista dell’avvicinarsi della fine della Legislatura.


