Saranno circa 15.000 gli impianti sportivi scolastici che potranno essere messi a disposizione di associazioni e società sportive in orario extrascolastico e durante il periodo estivo. Questo risultato arriva con l’approvazione definitiva della proposta di legge, attesa ora sulla Gazzetta ufficiale, firmata del deputato del PD Mauro Berruto, ex head coach della Nazionale maschile di pallavolo (2010–2015), e medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012, e da altri colleghi di partito tra cui la segretaria Elly Schlein. “Dopo 41 mesi di iter parlamentare, il testo ha ottenuto il voto unanime del Senato, confermando quanto già approvato dalla Camera lo scorso ottobre”, ha commentato Berruto.
La legge introduce il modello delle “Scuole Aperte”, garantendo alle realtà sportive il diritto di utilizzo delle palestre scolastiche al di fuori dell’orario didattico e nei mesi estivi, superando la precedente discrezionalità dei singoli istituti, trasformando questi ambienti da spazi spesso chiusi e poco accessibili a veri e propri beni comuni, al servizio delle comunità locali.
In un Paese in cui la gran parte dell’attività sportiva di base – dalla pallavolo al basket, dalla danza alla ginnastica – si svolge proprio all’interno delle palestre scolastiche, la discrezionalità dei singoli istituti ha rappresentato per anni un ostacolo rilevante, seppur spesso poco visibile, per migliaia di associazioni e società sportive.
“Oggi il Parlamento italiano ha vinto una medaglia speciale. Questa legge dà più forma e sostanza all’alleanza tra la scuola e lo sport, mettendo al servizio delle comunità, fuori dagli orari didattici, gli impianti sportivi scolastici, luoghi della socialità per eccellenza, dove si stabiliscono relazioni, superando differenze e diffidenze. Questo disegno di legge qualifica anche il confronto tra le diverse sensibilità politiche che affrontando le tematiche sportive riescono a trovare quasi sempre una proficua condivisione”, ha commentato il ministro per lo Sport Andrea Abodi.
Cosa è cambiato
La cosiddetta “Legge Berruto” non rappresenta un intervento isolato, ma si inserisce in un più ampio percorso di rafforzamento del ruolo dello sport nell’ordinamento costituzionale, avviato con la riforma del 2023 dell’articolo 33 della Costituzione, che ha introdotto il settimo comma: “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.
Questo riconoscimento ha elevato lo sport a componente essenziale della formazione della persona, al pari dell’istruzione e della cultura, contribuendo a superare l’idea della palestra scolastica come spazio esclusivamente didattico e autosufficiente. In questa prospettiva, la riforma interviene per correggere una storica rigidità del sistema, basata sulla gestione frammentata degli impianti e su una forte discrezionalità dei singoli istituti, spesso condizionata da incertezze sulle responsabilità civili e organizzative.
Il cuore del nuovo impianto normativo risiede in un vero e proprio cambio di paradigma gestionale, articolato su tre direttrici principali:
- Centralità degli enti locali. La gestione delle palestre scolastiche in orario extrascolastico viene ricondotta alla titolarità di Comuni e Province, in quanto proprietari degli immobili, rafforzando un coordinamento unitario nell’assegnazione degli spazi.
- Razionalizzazione delle competenze tra scuola ed enti. L’istituto scolastico non è più chiamato a una decisione discrezionale di concessione, ma a una funzione di programmazione: in sede di approvazione del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF), la scuola deve comunicare agli enti locali eventuali attività didattiche o progettuali incompatibili con l’uso degli impianti. In assenza di indicazioni documentate, gli spazi si intendono disponibili per l’utilizzo esterno.
- Estensione dell’utilizzo extrascolastico ed estivo. L’impiego delle strutture viene garantito anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche. I mesi estivi, in particolare, diventano una finestra operativa stabile per associazioni sportive, campi estivi e attività federali, riducendo il sottoutilizzo del patrimonio impiantistico pubblico.
La clausola di riqualificazione: un patto pubblico-privato
La riforma introduce anche un meccanismo di riqualificazione degli impianti in cambio dell’uso gratuito o agevolato. Le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro possono presentare progetti di miglioramento come pavimentazioni, impianti di illuminazione a led o sostituzione degli infissi. Qualora l’ente locale riconosca l’interesse pubblico dell’intervento, può affidare la gestione dell’impianto alla società sportiva per un periodo minimo di cinque anni, scomputando l’investimento dal canone. Si configura così un patto di corresponsabilità: la società sportiva non è più un semplice utilizzatore temporaneo, ma un soggetto attivo nella valorizzazione del patrimonio pubblico.
I dati
I numeri che fanno da sfondo alla legge Berruti fotografano un sistema ancora fortemente disomogeneo nella dotazione di impianti sportivi scolastici in Italia.
Su circa 40.000 edifici scolastici statali, solo 15.067 risultano dotati di palestre o impianti sportivi, pari a circa il 38,3% del totale. Un dato che evidenzia come la maggioranza delle scuole italiane non disponga di una struttura sportiva interna adeguata. Il quadro territoriale mostra forti squilibri geografici: nel Mezzogiorno la situazione è particolarmente critica, in molte aree oltre la metà delle scuole primarie non dispone di una palestra, con conseguenti difficoltà nell’offerta di attività motoria strutturata. Al contrario, alcune regioni del Nord presentano livelli di dotazione più elevati, ma comunque lontani dalla copertura universale.
La Liguria registra la percentuale più alta di scuole con impianti sportivi, pari al 53,7%, seguono la Puglia (49,2%) e la Lombardia (48,8%). All’estremo opposto si colloca la Calabria, che presenta la quota più bassa a livello nazionale, con appena il 21,8% delle scuole dotate di palestra o piscina. Questo dato evidenzia una forte disparità nell’accesso alle infrastrutture sportive già in ambito scolastico.
Anche a livello provinciale emergono differenze molto marcate. Quanto ai capoluoghi, Milano guida la classifica con quasi l’80% degli istituti dotati di impianti sportivi, seguita da Firenze (71,5%), Bologna (71,2%), Monza (71,2%) e Roma (65%). Sul versante opposto, alcune realtà mostrano livelli molto più bassi di copertura, come Catanzaro (9,5%), Forlì (10,3%) e Teramo (13,6%).
Secondo l’ultimo report ISTAT sulla pratica sportiva (dati 2024), lo sport rappresenta un tratto distintivo dei giovanissimi: la partecipazione raggiunge il suo picco tra gli 11 e i 14 anni, coinvolgendo il 75,6% dei ragazzi (di cui il 66,7% in modo continuativo). È però un equilibrio fragile. Il Rapporto Sport 2025 di Sport e Salute (società pubblica partecipata dal ministero dell’Economia, responsabile dello sviluppo dello sport e della promozione dei corretti stili di vita in Italia) evidenzia infatti come proprio attorno ai 14 anni si apra la fase più critica del drop-out, con l’abbandono precoce dell’attività sportiva. Il fenomeno mostra inoltre un divario di genere significativo: nella fascia 10-24 anni, le ragazze abbandonano lo sport in misura maggiore rispetto ai coetanei maschi (21,6% contro 15,1%).
Tra le cause, pesa anche il fattore infrastrutturale. Facilitare l’accesso agli impianti esistenti e ridurre la necessità di spostamenti complessi per le famiglie – attraverso il modello della “palestra sotto casa” – diventa una leva di politica pubblica: non solo per la salute, ma anche per l’equità di genere e la coesione sociale. Evitare che quel 75,6% di giovani praticanti si disperda nel passaggio alle scuole superiori significa agire su un punto critico del sistema.
La situazione internazionale
In Nord America, la presenza di infrastrutture sportive nelle scuole è quasi universale e rappresenta una componente strutturale del sistema educativo. Negli Stati Uniti, oltre l’85% delle scuole pubbliche dispone di una palestra coperta, mentre oltre il 95% ha accesso a strutture sportive complessive, incluse aree esterne attrezzate come campi da gioco e piste. Questo riflette un modello educativo in cui lo sport è fortemente integrato nella vita scolastica, non solo come attività ricreativa, ma anche come elemento identitario e competitivo.
Anche in Canada la situazione è molto simile: oltre l’80% delle scuole è dotato di palestre e impianti sportivi interni, spesso progettati come strutture polifunzionali utilizzate sia per attività curriculari, sia per eventi comunitari. L’approccio canadese, pur meno “agonistico” rispetto a quello statunitense, mantiene comunque un alto livello di accessibilità alle infrastrutture sportive scolastiche.
In Europa il quadro è molto più disomogeneo: i Paesi del nord e dell’area centro-europea tendono a garantire standard elevati e una diffusione capillare delle palestre scolastiche, mentre l’Europa mediterranea presenta una copertura più irregolare e spesso dipendente da strutture esterne.
Nel Regno Unito circa il 75-80% delle scuole dispone di una palestra o di una gym hall interna essendo la cultura sportiva ben radicata nel sistema educativo, e la maggior parte delle “Secondary Schools” è dotata di impianti propri, anche se con differenze qualitative tra istituti.
In Francia e Spagna, invece, la percentuale di scuole con palestra interna si attesta intorno al 50–60%. In questi Paesi è più frequente il ricorso a centri sportivi municipali o impianti condivisi tra più istituti, il che riduce la necessità di infrastrutture sportive all’interno dell’edificio scolastico stesso.


