Mettere ordine nei Cammini d’Italia, caratterizzati fino a oggi da un sistema diffuso e frammentato, valorizzando anche quelli d’acqua – fluviali, marini, lagunari e lacustri – finora trascurati, nonostante rappresentino un segmento in crescita. Se ne occupa una legge (disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d’Italia, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 26 febbraio scorso) nata da un’iniziativa della Lega (il disegno di legge era stato presentato a marzo del 2024 da 22 dei 29 membri del gruppo del carroccio in Senato, con la prima firma di Roberto Marti, che in questa Legislatura è presidente della commissione Cultura).
Prevede la creazione di una Banca dati presso il ministero del Turismo con una Mappa digitale degli itinerari, una Cabina di regia nazionale e un Tavolo permanente (presieduti entrambi dal ministro del Turismo): la prima avrà il compito di definire gli standard di qualità dei cammini e il programma nazionale per il loro sviluppo e la loro promozione, il secondo dovrà favorire la collaborazione interistituzionale. Cabina di regia e tavolo predisporranno un programma nazionale triennale per lo sviluppo e la promozione dei cammini. La nuova legge mette a disposizione un milione di euro l’anno per campagne di promozione a livello nazionale e internazionale dei cammini inseriti nella banca dati, altrettanti per il 2025 e 500mila per il 2026 e 2027 per la mappa degli itinerari. Lo standard della segnaletica adottato sarà quello del Club Alpino Italiano (CAI), un riferimento consolidato e riconoscibile per chi percorre i sentieri del Paese. Gli itinerari che verranno inseriti nella banca dati devono essere “percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce e sostenibile, senza l’ausilio di mezzi a motore, articolati in tappe giornaliere, che rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, di valorizzazione degli attrattori culturali, storici, artistici, religiosi, linguistici, paesaggistici, enogastronomici e sportivi nonché di sviluppo turistico dei territori interessati”.
Dai grandi itinerari europei alle reti locali
Nel nostro Paese sono attivi oggi oltre cento cammini: si va dalle grandi direttrici che si sviluppano per migliaia di chilometri fino ai percorsi ad anello percorribili in pochi giorni. Un numero compreso tra ottanta e novanta risulta già censito negli elenchi istituzionali nazionali, nell’Atlante dei Cammini e nel Catalogo dei cammini religiosi del ministero del Turismo. Il resto è composto da iniziative nate localmente negli ultimi anni, spesso con standard e modelli organizzativi molto diversi tra loro.
È un universo vasto e disomogeneo, ma in crescita costante. Il turismo lento ha registrato negli ultimi anni un aumento progressivo di presenze, con ricadute concrete sull’accoglienza diffusa e sulle microimprese dei territori attraversati. La portata della nuova legge è dunque prima di tutto istituzionale: mettere ordine in questo panorama, garantire qualità certificata e rendere i cammini leggibili – e competitivi – anche sul mercato internazionale.
Del nuovo “catalogo” entreranno a far parte, qualora conformi agli standard di qualità che saranno definiti dal ministero del Turismo, i tratti presenti sul territorio italiano dei cammini riconosciuti quali itinerari certificati dal Consiglio d’Europa come Itinerari Culturali. Si tratta di un catalogo che, nel caso dell’Italia, è sorprendentemente ricco: sono oltre trenta i percorsi europei che hanno tappe, reti o presenze significative nel territorio nazionale.
I più noti sul piano escursionistico sono la Via Francigena (certificata nel 1994), le Vie di Santiago de Compostela (1987) e la Romea Strata, entrata nella lista solo nel 2025 insieme ai Cammini di San Francesco e alle Rotte della Libertà pirenaiche. La lista comprende anche itinerari di natura più tematica, come la Leonardo da Vinci Route (2024), Destination Napoleon (2015) o la Historic Cafés Route (2022): cammini che non si percorrono necessariamente a piedi, ma che si esplorano attraverso musei, borghi e siti storici distribuiti su più Paesi.
Il contesto internazionale
In Europa non esiste un modello unico di disciplina dei cammini: ogni Paese ha sviluppato un proprio assetto normativo e organizzativo, spesso basato più su tradizioni escursionistiche e competenze locali che su una legge nazionale specifica.
In Svizzera la rete escursionistica è espressamente tutelata dalla legge federale sui percorsi pedonali e sentieri, in vigore dagli anni Ottanta e collegata anche a un principio costituzionale. La Confederazione definisce il quadro generale, mentre cantoni e comuni sono responsabili della pianificazione, manutenzione e segnaletica: si tratta del modello europeo più strutturato dal punto di vista legislativo.
In Francia non esiste una legge unica sui cammini, ma una solida organizzazione nazionale dei sentieri, in particolare della rete dei GR (Grande Randonnée), coordinata dalla Fédération Française de la Randonnée Pédestre. La tutela giuridica dei tracciati dipende da strumenti urbanistici, vincoli ambientali e accordi con enti locali, più che da una norma quadro specifica.
In Germania il sistema è fortemente decentrato: non vi è una legge federale sui cammini, ma le normative dei Länder regolano l’accesso alla natura e i diritti di passaggio. La gestione concreta dei grandi itinerari è affidata soprattutto ad associazioni escursionistiche storiche e alle amministrazioni locali.
In Spagna la disciplina è distribuita tra Stato e Comunità autonome. Le reti di sentieri, comprese quelle di lunga percorrenza, sono riconosciute e standardizzate da federazioni sportive ed escursionistiche, mentre le Regioni intervengono con proprie leggi su turismo, ambiente e infrastrutture verdi.
In Belgio e nei Paesi Bassi la regolazione è prevalentemente regionale o locale: la gestione dei percorsi è affidata a federazioni escursionistiche e a enti territoriali, senza una legge nazionale dedicata esclusivamente ai cammini come infrastruttura culturale o turistica.
Nel complesso, rispetto all’impostazione italiana che tende a configurare i cammini come categoria normativa autonoma, la maggior parte dei Paesi europei adotta un modello misto: diritti di accesso alla natura disciplinati da norme generali, pianificazione territoriale e ambientale a livello locale, e un ruolo centrale delle associazioni nella gestione e promozione dei percorsi.


